
Qual è il miglior sistema per confezionare un alimento?
Sottovuoto?
Skin?
Atmosfera modificata?
Termosaldatura?
Quando mi viene posta questa domanda, la risposta più corretta è probabilmente quella meno soddisfacente:
dipende.
Perché non esiste il sistema di confezionamento migliore in assoluto.
Esiste quello più adatto a un determinato prodotto, processo produttivo, shelf life, canale commerciale e posizionamento.
La macchina viene dopo
Uno degli errori che si possono commettere quando si valuta una nuova linea è partire dalla tecnologia.
“Vorremmo una termosigillatrice.”
La mia prima domanda sarebbe:
“Cosa dobbiamo confezionare?”
Poi ne arriverebbero molte altre.
Qual è la shelf life richiesta?
Il prodotto rilascia liquidi?
Deve mantenere un determinato colore?
Come viene distribuito?
A quale temperatura?
Quanto tempo trascorre prima del consumo?
Che presentazione vogliamo ottenere sullo scaffale?
Quali volumi dobbiamo produrre?
Soltanto dopo inizierei a parlare della macchina.
Sottovuoto
Il principio è semplice: ridurre fortemente l’aria presente intorno al prodotto prima della chiusura della confezione.
È una tecnologia molto utilizzata in diversi comparti alimentari.
Può offrire ottimi risultati, ma modifica anche l’aspetto della confezione e non è necessariamente la soluzione ideale per qualsiasi alimento.
Soprattutto, è importante ricordare che sottovuoto non significa sterilitÃ.
Il confezionamento è soltanto uno degli elementi che contribuiscono alla conservazione.
Atmosfera modificata
Nel confezionamento MAP l’atmosfera all’interno della confezione viene modificata utilizzando miscele di gas selezionate in funzione del prodotto e dell’obiettivo.
Qui entra in gioco un sistema composto da più elementi:
prodotto + miscela gas + materiale barriera + saldatura + temperatura + processo.
Cambiare uno solo di questi elementi può cambiare il risultato.
Per questo copiare semplicemente la miscela utilizzata da un’altra azienda non è necessariamente una buona strategia.
Skin
Nello skin il film superiore aderisce strettamente al prodotto e al supporto.
Il risultato può essere molto interessante sia dal punto di vista tecnico sia da quello commerciale.
Pensiamo a carne, pesce, formaggi o prodotti porzionati.
Il prodotto viene praticamente immobilizzato nella confezione e la presentazione sullo scaffale cambia radicalmente rispetto a una tradizionale vaschetta in atmosfera modificata.
Ma anche qui bisogna valutare prodotto, materiali, shelf life e processo.
Termosaldatura
A volte non serve modificare l’atmosfera.
Una semplice vaschetta chiusa correttamente può essere la soluzione più razionale.
Soprattutto quando la funzione principale della confezione è proteggere il prodotto, evitare contaminazioni durante la manipolazione, garantire praticità o consentire l’etichettatura e la vendita.
Più tecnologia non significa automaticamente migliore confezionamento.
Il packaging è un sistema
Questo è probabilmente il concetto che considero più importante.
Una confezione non è:
macchina + film.
È un sistema.
Prodotto.
Processo.
Temperatura.
Materiali.
Atmosfera.
Saldatura.
Logistica.
Esposizione.
Consumatore.
Se uno di questi elementi viene ignorato, possiamo acquistare un’ottima macchina e ottenere comunque un risultato mediocre.
Quindi quale tecnologia scegliere?
Partirei da quattro domande:
- Cosa deve succedere al prodotto durante la sua vita commerciale?
- Qual è la shelf life realmente necessaria?
- Come deve presentarsi al consumatore?
- Quanto deve costare produrre ogni confezione?
Solo successivamente sceglierei la tecnologia.
Perché il miglior confezionamento non è quello tecnologicamente più sofisticato.
È quello che raggiunge l’obiettivo richiesto con un processo industriale affidabile e sostenibile economicamente.
Ogni lunedì su Vite da Scaffale approfondisco problemi e tecnologie che incontro nel mondo della pesatura, etichettatura e confezionamento alimentare.
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