Leonardo Volpi

Pesatura, Confezionamento Prodotti Alimentari, Etichettatura e Metrologia Legale.

Leonardo Volpi

Ci sono costi che in azienda si vedono immediatamente.

La materia prima.
Il personale.
L’energia.
Gli imballaggi.
I trasporti.

E poi ce ne sono altri che difficilmente compaiono con il loro nome in un conto economico.

Uno di questi è il prodotto regalato.

Prendiamo un prodotto alimentare confezionato con un peso nominale di 1 kg.

Se controllando la produzione scopriamo che il peso medio reale è di 1.018 grammi, probabilmente la prima reazione sarà:

“Bene. Siamo abbondantemente sopra il peso dichiarato.”

Vero.

Ma quei 18 grammi in più non sono gratis.

Facciamo due conti

Supponiamo di produrre 8.000 confezioni al giorno.

18 grammi × 8.000 confezioni = 144 kg di prodotto al giorno.

Se il valore del prodotto fosse, per esempio, 8 €/kg:

144 × 8 = 1.152 euro al giorno.

Su 220 giorni produttivi diventano:

253.440 euro di prodotto.

Naturalmente è un esempio volutamente semplice: nella realtà entrano in gioco costo effettivo del prodotto, variabilità del processo, scarti, velocità della linea, formato e molti altri fattori.

Ma serve a mostrare quanto pochi grammi possano diventare economicamente rilevanti quando vengono moltiplicati per migliaia o milioni di confezioni.

Perché allora si tende a sovradosare?

Una frase che sento spesso entrando nelle aziende alimentari è:

“Preferiamo stare un po’ abbondanti, così siamo tranquilli.”

È comprensibile.

Un’azienda vuole evitare confezioni sottopeso, contestazioni e problemi durante eventuali controlli.

La soluzione più semplice sembra quindi quella di alzare il peso target.

Ma sicurezza metrologica e sovradosaggio non sono la stessa cosa.

Il vero obiettivo dovrebbe essere ridurre la variabilità del processo.

Se una linea produce confezioni con pesi molto dispersi, per evitare quelle troppo leggere saremo costretti ad alzare la media.

Più il processo è stabile, invece, più possiamo lavorare vicino al target corretto mantenendo i margini di sicurezza necessari.

Il problema non è soltanto quanto pesa la confezione

Bisogna osservare almeno tre elementi:

Peso medio della produzione

Ci dice dove stiamo lavorando rispetto al peso nominale.

Variabilit

Ci dice quanto i singoli pesi si allontanano dalla media.

Confezioni fuori tolleranza

Ci dicono se il processo sta producendo unità che richiedono attenzione rispetto ai limiti applicabili.

Guardare soltanto la media può quindi essere fuorviante.

Due linee potrebbero produrre entrambe mediamente 1.010 grammi.

La prima oscilla tra 1.006 e 1.014.

La seconda tra 980 e 1.040.

La media è praticamente la stessa.

Il processo no.

La pesatura diventa uno strumento economico

È qui che secondo me cambia il modo di vedere una bilancia, una ponderale o un sistema di controllo peso.

Non sono semplicemente strumenti che dicono quanto pesa qualcosa.

Generano informazioni che permettono di capire come sta lavorando il processo produttivo.

E quelle informazioni possono essere utilizzate per correggere dosatori, verificare derive, analizzare produzioni, ridurre sovradosaggi e individuare anomalie.

Per questo il dato del peso non dovrebbe morire sul display della bilancia.

Dovrebbe diventare un dato di produzione.

La domanda da portarsi in reparto

Provate a prendere uno dei vostri prodotti ad alto volume.

Recuperate:

  • peso nominale;
  • peso medio reale;
  • confezioni prodotte annualmente;
  • valore indicativo al kg.

Poi calcolate quanti kg rappresentano i grammi medi eccedenti.

Il risultato potrebbe sorprendervi.

Perché a volte il miglioramento economico di una linea non passa dall’aumentare la velocità.

Passa dal capire meglio cosa sta già facendo.


Ogni lunedì su Vite da Scaffale parlo di pesatura, etichettatura, confezionamento, metrologia e connessione dei macchinari nell’industria alimentare.

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