Leonardo Volpi

Pesatura, Confezionamento Prodotti Alimentari, Etichettatura e Metrologia Legale.

Leonardo Volpi

Negli ultimi anni mi sono trovato più volte davanti a clienti che partivano così:

“Vorremmo migliorare il confezionamento… magari renderlo anche più sostenibile.”

Quel “magari” ormai è sparito.
Oggi è diventato:

“Dobbiamo renderlo sostenibile. Punto.”

E qui entra in gioco un concetto chiave: economia circolare.

Non è uno slogan. È un cambio di mentalità.
Vuol dire progettare il packaging pensando già a cosa succederà dopo che il prodotto è stato consumato.

Non più:

  • produco → vendo → butto

Ma:

  • produco → consumo → recupero → riutilizzo

Sembra semplice. Farlo davvero… un po’ meno.

Materiali ecologici: la base (ma non basta)

Partiamo dal primo livello, quello più “visibile”.

Oggi le aziende stanno spingendo su materiali considerati più sostenibili:

  • carta certificata
  • cartone
  • vetro
  • alluminio
  • bioplastiche come PLA (derivato dall’amido di mais)
  • bagassa (scarto della lavorazione della canna da zucchero)

Sulla carta (appunto) tutto perfetto.

Ma qui arriva la prima verità scomoda:
non esiste il materiale perfetto in assoluto.

Perché?

Perché tutto dipende da:

  • come viene prodotto
  • come viene utilizzato
  • e soprattutto come viene smaltito

Ti faccio un esempio semplice:
una confezione in PLA è biodegradabile… sì.
Ma se finisce nel circuito sbagliato? Diventa un problema, non una soluzione.

Quindi il materiale giusto non è quello “più green”, ma quello più coerente con il ciclo reale dell’azienda e del territorio.

Ecodesign: dove si gioca la partita vera

Qui si entra nella parte che, personalmente, trovo più interessante.

L’ecodesign non riguarda il materiale.
Riguarda come pensi il packaging.

Ed è qui che vedo spesso il vero salto (o il vero errore).

Le linee guida sono abbastanza chiare:

1. Riduzione degli spessori

Meno materiale = meno impatto.

Sembra banale, ma non lo è.
Perché devi garantire comunque:

  • protezione del prodotto
  • shelf life
  • resistenza meccanica

Tagliare troppo significa buttare prodotto.
E buttare prodotto è molto meno sostenibile che usare 2 grammi di plastica in più.

2. Passaggio a monomateriale

Questo è un punto enorme.

Le strutture accoppiate (tipo plastica + alluminio + altri strati) funzionano benissimo… ma sono un incubo da riciclare.

Il trend è chiaro:
👉 passare a strutture monomateriale

Magari perdi qualcosa in performance, ma guadagni in:

  • riciclabilit
  • semplicit
  • comunicazione verso il cliente

E oggi la comunicazione pesa quasi quanto la tecnica.

3. Progettare per il fine vita

Questa è la domanda che faccio spesso ai clienti:

“Dove finisce questo packaging tra 6 mesi?”

Silenzio.

Ecco. È lì che bisogna lavorare.

Packaging edibile: geniale o ancora acerbo?

E poi c’è lui. Il futuro… o almeno una sua versione.

Il packaging edibile.

Parliamo di soluzioni realizzate con materiali commestibili, completamente biodegradabili.
In alcuni casi si mangiano insieme al prodotto.

Idea affascinante, senza dubbio.

Ma — ti dico la mia senza filtri — oggi siamo ancora in una fase più sperimentale che industriale.

I limiti principali?

  • costi
  • stabilit
  • conservazione
  • accettazione del consumatore

Perché sulla carta è bellissimo…
ma quanti sono davvero pronti a mangiarsi l’involucro del prodotto?

Detto questo, è una direzione da tenere d’occhio.
Perché quando tecnologia e costi si allineeranno, potrebbe cambiare davvero le regole del gioco.

La vera domanda: sostenibile per chi?

Qui arriva il punto che spesso viene ignorato.

Quando parliamo di sostenibilità, dobbiamo chiederci:

👉 sostenibile per l’ambiente?
👉 sostenibile per il processo produttivo?
👉 sostenibile economicamente?

Perché se una soluzione è perfetta dal punto di vista ambientale ma:

  • rallenta la produzione
  • aumenta gli scarti
  • fa esplodere i costi

…non durerà.

E quindi non è davvero sostenibile.

Conclusione (un po’ scomoda)

La sostenibilità non è una scelta “etica” nel senso romantico del termine.

È una leva competitiva.

Chi la affronta in modo superficiale fa greenwashing.
Chi la affronta in modo tecnico costruisce vantaggio.

E nel mezzo c’è il tuo lavoro.

Perché alla fine, tra materiali, normative, macchine e processi…
la domanda resta sempre quella:

“Questa soluzione funziona davvero, o è solo bella da raccontare?”

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